Sportmeet for a United World
per un mondo unito nello sport ed attraverso lo sport

20150320 21 RosetoMattinata decongestionante al “Moretti”. Per parlare di sport vero: quello “senza senso”, come lo scriver mio.
Vado sempre volentieri alle immancabili manifestazioni dell’istituto tecnico “Moretti” di Roseto. Anzitutto, lo confesso, per l’amicizia personale con William Di Marco ed Elisabetta Di Gregorio, docente e dirigente della scuola…

Questa mattina, poi, è stato davvero decongestionante. Ho assistito ad una “lezione” di sport vero. Non lo sport agonistico, finanziario, politico, competitivo: no, lo sport che si fa per passione, per gusto personale, per la bellezza di farlo. Ed a parlarne c’era il medico-giornalista-docente trentino, Paolo Crepaz. Invitato da “Sportmeet”, appunto l’organizzazione internazionale che da sette otto anni tiene questi incontri con i ragazzi a Roseto (stasera si replica a Giulianova, al Centro Sociale dell’Annunziata).

I ragazzi invitati ad ascoltare (e poi “relazionare” con un breve compito in classe) sono stati quelli delle terze e delle quarte classi del Moretti. Una età, 15-16 anni, in cui dovrebbero suonare come musica le parole di Crepaz. Che io posso qui solo rappresentare come un “elenco” di concetti. Varianti dall’emozione che suscita il gareggiare, anche quando si sa di arrivare ultimi, al linguaggio universale dello sport; di questo fenomeno globale che coinvolge 800 milioni di tesserati sportivi in cinque milioni di società sportive sparse in più paesi di quanti ne conti l’Onu. E giù una serie di definizioni sullo sport tratte dai grandi della terra che ne fanno quasi una moderna religione, una liturgia anche di forme e simbolismi, tanto più importante oggi con il decadimento della politica tradizionale.
Sport inteso, ovvio, come faccenda nata sul finire dell’800 in parallelo allo sviluppo capitalistico delle società. Quindi sport competitivo, selettivo socialmente, od anche “oppio dei popoli” o esteriorità di potenza tipica di regimi assoluti. Di qui il passo è breve allo sport quale consumismo, pregno della cultura del successo ad ogni costo: anche a prezzo di anabolizzanti ed integratori il cui mercato è in mano alle mafie. Sport, poi, come intrattenimento e pubblicità, con gli idoli che non rispecchiano la vita della gente comune, ma impongono uno “stile” di vita alle persone nel loro quotidiano, fino a ritmargli la giornata con i calendari e i grandi appuntamenti dello spettacolo sportivo.
Ma lo sport, come all’inizio si diceva, è anche quella cosa che libera le nostre endorfine, cioè ci da piacere e ci induce a ricercarlo. Se faccio un giro in bici sto bene, quindi tendo a rifarlo: per averne soddisfazione; piacere proprio fisico, oltre che psicologico. Perché lo sport è anche – come ha detto il professor Crepaz – fare “qualcosa senza senso, senza un perché, come fare quattro chiacchiere con gli amici nel tempo libero: per il solo piacere di farlo”
Insomma, argomento affrontato a 360 gradi, come si suol dire. Ma veramente. Senza negarne niente. Ponendo definizioni ed opinioni a confronto. In modo leggero, ma approfondito. Insomma, proprio come dovrebbe fare la scuola. E che nel caso rosetano fa, con discrezione e tanta passione civile. Ed io che qui lo ripeto in piccolo, indegnamente: perché il mio “sport” preferito è scribacchiare senza costrutto (oltre che andare in giro in bici l’estate).

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