04.6.14

Relazione di Mirna Andrijasevic

Mirna Andrijasevic

Docente di sport ricreativo e per la salute presso l’Università di Zagabria.

La competizione nello sport quale contributo alla crescita della persona

La competizione nello sport può significare un’esperienza importante nella vita di ciascun praticante. Essa rappresenta uno stimolo motivazionale forte a svolgere un’attività fisica costante e regolare. In generale, la competizione sportiva porta con sé numerosi effetti positivi di carattere sociale e culturale, può contribuire alla pace sociale, al rispetto degli accordi e dei regolamenti, all’onestà, al rispetto dell’avversario, escludendo o mitigando ogni forma di discriminazione, e così via. Sul piano personale la competizione può contribuire a ridurre l’ansia, le frustrazioni, l’insicurezza, e tutta una serie di emozioni negative. La competizione è legata  all’allenamento regolare, aspetto che si riflette favorevolmente sulla salute completa della singola persona. I partecipanti alla competizione provano una sensazione di valore relativa al dare e al ricevere, una sensazione di comunione con gli altri grazie alle esperienze comuni. La competizione sportiva risulta attraente per ogni persona indipendentemente dall’età e può avere numerosi benefici che fanno arricchire la  vita di chi la pratica grazie all’investire sui valori della persona. Lo sviluppo odierno delle competizioni sportive nell’area della Croazia ha origini remote, ancora nel periodo dell’impero romano, mentre l’inizio, in Croazia, di quello che si può definire sport organizzato è riferibile alla seconda metà dell’Ottocento, quando si sono costituite le prime società sportive e di conseguenza anche le prime competizioni organizzate. All’inizio del Novecento venne costituita l’Unione Sportiva Croata (Hrvatski Sportski Savez) quale massima organizzazione dello sport nazionale (croatia.eu/article). Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha riconosciuto nel 1995 questa organizzazione nazionale croata quale Comitato Olimpico Croato (Hrvatski Olimpijski Odbor ) e questo evento fu celebrato quale grande giornata dello sport  croato. Il Consiglio nazionale dello sport è il massimo organismo competente nazionale ed è nominato dal parlamento croato. Il suo principio ispiratore fondamentale è il ruolo formativo  ed educativo dello sport in favore dei 4.500.000 abitanti della Croazia.

Accanto alle società sportive classiche, vi sono delle Unioni sportive, 3 dell’Università della Croazia, 68 dell’ente dello sport ricreativo, e 4 come Unioni sportive scolastiche. Circa l’undici per cento degli sportivi (1.343) sono professionisti, mentre gli altri sono considerati amatori. Lo sport in Croazia comprende diversi settori e attività: quelle  relative allo sport ricreativo, allo sport di competizione, alla cura della salute ed  dell’educazione nelle scuole dell’obbligo, nelle scuole superiori e nelle facoltà universitarie, alla fisioterapia e allo sport delle persone disabili. Secondo i dati del Comitato Olimpico Croato nel 2011 in 69 unioni sportive erano iscritte 6.627 società sportive con 258.365 soci. Lo sport più popolare è il calcio con circa 1.500 società e 130.000 soci. Fin dalle loro prime partecipazioni a manifestazioni sportive internazionali gli sportivi croati hanno assunto un ruolo di segno visibile dell’identità nazionale e con i loro successi hanno presentato la Croazia quale forte paese sportivo: per questo sono riconosciuti in patria quale volto significativo dell’identità nazionale e spesso quali migliori ambasciatori della stessa. (.croatia.eu/article)

Le caratteristiche più importanti  dello sport in Croazia

Uno degli obiettivi principali del Consiglio nazionale dello sport è il coinvolgimento più numeroso possibile dei bambini nell’attività sportiva quale fattore importante dello sviluppo sano ed globale di ciascuna persona. Per questo è indispensabile garantire ad ogni bambino la libertà di scelta e la possibilità di fare sport per averne un contributo allo sviluppo fisico, intellettuale e morale (Milanovic e collaboratori, 2011). Dal punto di vista amatoriale lo sport rappresenta un divertimento e un gioco con cui soddisfare numerose esigenze umane. Proprio una tale forma dello sport, senza alcun fine di lucro, ha quelle caratteristiche tipiche del gioco che permette di sviluppare numerose azioni positive nei partecipanti. Solo per alcuni sportivi il gioco diventa un mezzo per ottenere un vantaggio economico e rappresenta un lavoro. “Perciò lo sport amatoriale appartiene all’ozio e attiene allo sport solo in quanto gioco, quale azione sostenuta unicamente dall’autodeterminazione, quale espressione della libertà. Perciò è giusto dire che bambini “giocano” al pallone sul prato, a differenza dei calciatori professionisti che invece vi “lavorano”.” (Polić M.& R. Polić, 2009).

Occuparsi dunque professionalmente di sport non è un gioco, bensì un lavoro, organizzato in conformità ai moduli prescritti di un piano e di un programma ed in cambio di un compenso. Il compenso è di solito in denaro, ma non necessariamente, per cui in un’attività professionale velata il compenso può essere anche in forma di un riconoscimento che porta in qualche modo un utile, un certo premio, oppure la gloria. Lo sport diventa una professione che un’atleta pratica in un certo modo ed in certo periodo e gli allenamenti degli atleti vengono misurati in ore lavorative. Si può affermare che gli sport professionistici non si “giocano” bensì si “lavorano” e le competizioni sportive non vengono giocate, bensì realizzate e retribuite. “Lo sport è una realtà nata dal gioco che è apparso già negli stadi di sviluppo più precoci dell’età umana”. (Potkonjak/Šimleša 1989, 379). Lo sport professionistico non è più né un  gioco, né divertimento, bensì un mestiere ad alto profitto. Suona perciò paradossale parlare di dilettantismo nello sport rappresentato nei Giochi olimpici, quale  spettacolo mondiale dello sport amatoriale, tenendo conto che si tratta di attività d’affari di grande interesse economico sia degli organizzatori che dei partecipanti. Se  lo sport, all’inizio, era in gran parte un gioco e un puro divertimento, trasformandosi da gioco in lavoro, ora quale attività professionale sta diventando la negazione del tempo libero. (Polić M.& R. Polić, 2009). Perciò oggi possiamo parlare da una parte di  sport nel tempo libero, quello sport che contribuisce ai numerosi effetti positivi noti per l’uomo e per la società, mentre dall’altra parliamo di sport professionistico che sottintende le medesime caratteristiche di un lavoro professionale. La competizione e i risultati raggiunti sono dei sinonimi per lo sport di prestigio. Il senso della  competizione nello sport di prestigio si riflette nel risultato, nel conseguimento del successo, nella vittoria e nel premio. Lo sport e la competizione sono completamente  cambiati quando hanno prodotto un interesse più ampi, perché in quel momento è iniziato il periodo degli investimenti nello sport e da ogni investimento si aspetta un utile, un profitto. Le grandi competizioni contribuiscono alla promozione, al miglior posizionamento e al riconoscimento di uno Stato nell’ambito internazionale. I paesi  più piccoli vogliono affermarsi grazie alle vittorie in campo sportivo, mentre i paesi più grandi vogliono mantenere alta la loro immagine.

La  competizione  è aspetto tipico dello sport

Il distintivo dominante dello sport, in qualsiasi forma, è proprio la competizione. Il successo conseguito in una competizione rappresenta il criterio per determinare la posizione in classifica di un atleta in base ai risultati, e crea la condizione preliminare per la selezione nello sport. Praticare uno sport nel tempo libero offre un ampio spettro di segni caratteristici della competizione che in tali attività significano: sfida, gioco, divertimento, soddisfazione, auto-sviluppo, realizzazione personale, rapporti sociali e compagnia. Competere è un pregio di tutti gli esseri intelligenti, ma anche un a caratteristica della natura che ci circonda. Quando la competizione, ossia ambire alla vittoria, diventa lo scopo principale se non l’unico, l’attività sportiva perde il suo senso più ampio. In molte interviste ad ex atleti, l’autrice di questo saggio, ha posto loro la domanda su cosa ricordassero di più della loro carriera competitiva. La maggior parte di essi ha risposto che lo sport era per loro un’esperienza indescrivibile, fatta di passione, di sacrifici, di compagnia, di emozioni, di viaggi e di avventure. Ricordavano appena diplomi, medaglie e riconoscimenti. Alcuni hanno commentato: “Quelle erano solo delle cose materiali, degli oggetti.” Per la maggioranza di loro lo sport e le competizioni rappresentavano una grande  esperienza e la scoperta della verità sulle proprie potenzialità. Tutti coloro che si allenano regolarmente vogliono conoscere le proprie capacità e le proprie possibili conquiste tramite la competizione. Gli alpinisti lo sanno: chi conquista una  vetta della montagna sa che ogni vetta conquistata ha un senso, ma che spesso la scalata di una montagna, ossia il cammino per raggiungere la vetta, ha addirittura un senso superiore, come lo hanno tutti gli avvenimenti nel percorso di impegno assiduo e di allenamento. Le competizioni offrono la possibilità di definire degli obiettivi, ma grande è l’importanza delle modalità per raggiungerli.

La  competizione è importante per i bambini

I bambini di età scolare sperimentano nello sport divertimento, gioco, opportunità di sviluppo delle proprie capacità quali basi per la crescita delle forze interiori e quale  motivazione per continuare a partecipare ad un’attività sportiva. Grazie alla partecipazione alle competizioni sportive i bambini sviluppano una competitività  sana in cui prevale il piacere di partecipare alla competizione. La competitività l’orientamento verso la vittoria e verso un obiettivo sono capacità che si imparano e si acquistano tramite l’esperienza, si sviluppano, ma anche si perdono, come l’abilità, con l’età. (Eklund e collaboratori, 1994). Gli studi dimostrano un legame significativo tra il praticare dello sport e lo sviluppo socio-emotivo. I bambini che praticano sport si inseriscono più facilmente nel contesto sociale, sono più aperti e più sicuri, più resistenti allo stress. Grazie allo sport si acquisiscono con maggior successo delle  regole, si  acquistano abitudini positive, si stimolano il desiderio e la persistenza nello studio (Sedlar, 2013). Con lo sport si soddisfa l’esigenza puerile di appartenenza e di collaborazione. Grazie all’accettazione reciproca il bambino sviluppa la stima verso gli altri e verso sé stesso. Inserirsi liberamente in un’attività sportiva come pure la libera scelta dello sport e le modalità in cui si vuole partecipare sono condizioni preliminari fondamentali al divertimento (Sedlar, 2013). Gli impatti positivi dello sport sui bambini si riflettono sullo sviluppo della personalità e dell’identità, sulla socializzazione, sulla formazione di abitudini positive, e nella prevenzione delle forme patologiche di reazione. I bambini che praticano sport sono emozionalmente  più stabili, più autonomi, dimostrando di essere più aperti e meno nevrotici, imparando a superare varie emozioni. Godere dello sport fa ridurre lo stress vissuto dopo una competizione, e quindi, oltre al fatto di amare lo sport, il bambino può sopportare  più facilmente lo sforzo. La competizione di per sé non nuoce ai bambini ed al loro sviluppo, però nuoce insistere troppo sulla vittoria da parte dell’allenatore oppure  dei genitori (Blanc e Dickson, 1996). Se il bambino percepisce che  la  sua competitività e il suo “valore“ dipendono dalla sua capacità di vincere, può essere scoraggiato e non motivato ad un’ulteriore competizione. I genitori e gli allenatori influiscono significativamente sulla percezione che i bambini hanno delle competizioni. Sottolineando il risultato sportivo anziché il miglioramento delle prestazioni, l’esecuzione del gesto, oppure il divertimento provato, i genitori e gli allenatori possono trasformare la competizione in una frustrazione. Così  l’esperienza sportiva diventa una vicenda stressante alla quale i bambini partecipano solo per soddisfare l’autorità, anziché partecipare ad un gioco ludico esclusivamente per  soddisfare il desiderio personale di gustare l vittoria, di imparare a sopportare la sconfitta e di migliorare le proprie qualità, come pure di divertirsi in compagnia degli amici e per conoscerne di nuovi (Coakley e Donnelly, 2009). La competizione  dovrebbe essere proposta con metodo e l’accento dovrebbe essere sullo sviluppo e sulla crescita della fiducia in se stessi, anziché insistere sulla vittoria ad ogni costo.

La competizione sportiva nelle persone  adulte

Le persone adulte che competono in modo amatoriale hanno anzitutto l’occasione di poter incontrarsi e stare in compagnia di altre persone. Il pubblico che segue queste  competizioni non ha un ruolo simile a quello nello sport di prestazione, dove gli spettatori si identificano con la squadra e con gli atleti. Secondo Sterling (2009), una competizione, anche nella sua forma più semplice, rappresenta sempre una occasione di miglioramento e di progresso perché stimola efficacemente le virtù di ciascuno, specialmente quelle che sono alla base di rapporti sociali di reciprocità. I partecipanti imparano ad accettare le critiche e vengono esposti alla sconfitta:  questo rappresenta una buona esperienza per l’insegnamento, per lo sviluppo  dell’intelligenza emotiva, per il divertimento (Sterling, 2009). Nell’esperienza competitiva si riflettono non solo la vittoria e la sconfitta, ma anche numerosi fattori oggettivi e soggettivi, quali le percezioni e le prese di posizione rispetto alla  competizione. Le esperienze positive legate alle competizioni si legano al valore dato ai giochi comuni all’interno delle stesse compagnie, con la percezione del senso della condivisione, della compagnia e della promozione. Un’esperienza sportiva promuove tante emozioni positive anche nelle persone di età avanzata ed nelle persone disabili e l’ambiente competitivo offre particolari valori positivi agli anziani e ai portatori di handicap, al punto che possiamo pensare che non vi siano persone che non sarebbe possibile includere in qualche forma di competizione sportiva. È inoltre talmente vasta la gamma delle possibilità sportive che non ci sono sport che non possano mettere in luce capacità diverse tra loro. Gli ex – atleti di alto livello che hanno  partecipato per  anni alle competizioni, vogliono riprovare anche in età avanzata l’atmosfera nel campo sportivo, vogliono incontrare persone con cui condividere gli  stessi interessi e le stesse sensazioni. Tali incontri nel corso di competizioni periodiche motivano a mantenere un allenamento costante che è utile per mantenere la vitalità, l’ottimismo e in modo particolare per mantenere attive le funzioni fisiologiche dell’organismo e conservare la salute. Le persone di età avanzata e i portatori  di handicap, grazie all’esperienza sportiva, possono sentirsi realizzate, vedono aumentare il senso del proprio valore personale ed il coinvolgimento sociale grazie al contributo dinamico della competizione. Potremmo parlare anche di altre gratificanti modalità di partecipazione diretta, aperta a tutti, ad una competizione grazie a funzioni quali quelle di arbitro, giudice, controllore, amministratore, accompagnatore ed altre mansioni. In questo modo gli avvenimenti sportivi offrono ad un gran numero di persone la possibilità di vivere l’esperienza della competizione, provando emozioni positive.

In sintesi

Tutte le forme di competizione al di fuori dello sport professionistico possono suscitare effetti positivi sui partecipanti. Con la definizione di criteri consoni è possibile adeguare qualsiasi competizione alle persone con abilità e possibilità diverse. Alcune conoscenze scientifiche di fondo ed esperienze pratiche possono contribuire a trovare regole competitive adatte ad ogni età. Il valore specifico della competizione si può sperimentare nel raggiungimento di obiettivi personali grazie all’esercitazione costante. La competizione è un’occasione di verifica periodica dei miglioramenti personali dove i concorrenti sono complici indispensabili, senza i quali non sarebbe possibile competere e nemmeno definire degli obiettivi.

Bibliografia

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