09.29.12

Cresciuto inseguendo il sogno di Icaro

Quell’invincibile passione per il volo

La passione per il volo mi è stata trasmessa da mio padre che iniziò a volare nel 1975, quando il volo libero era ancora nella fase pionieristica. Dall’età di quattro anni iniziai a seguirlo sui decolli e così, giorno dopo giorno, il mio desiderio di volare cresceva. Finalmente nel 1988 eseguo il mio primo volo dall’alto. Nel 1991 partecipo alla mia prima gara.

La motivazione che mi spinge ad intraprendere le competizioni è quella di voler imparare. È il desiderio di confrontarmi con gli altri per capire dove si possa fare meglio e dove invece non si possa attualmente fare di più. È con questo spirito che ogni volta cerco di iniziare una nuova gara ed è con questo spirito che posso ottenere i miei risultati migliori. Questa è sicuramente una delle lezioni che questo sport mi abbia dato.

Ma il volo mi ha dato e continua a regalarmi anche altre esperienze, sia in gara che fuori. Oggi per me, le competizioni sono diventate il modo più stimolante di volare. Essere in aria con altri piloti, aventi tutti lo stesso obiettivo, procedendo nella stessa direzione, permette a volte, quasi di vedere, come le correnti si muovono e consente di condividere con altre persone esperienze difficili da descrivere.
Il contemplare gli spettacolari scenari che la natura offre in molte parti del mondo, rimanendo sospeso a migliaia di metri con delle ali così semplici da sembrare parte del corpo, consente di riscoprire gli angoli più profondi del proprio animo e lo stretto legame che alla natura ci unisce.

Ogni volta che un volo mi apre lo sguardo sulle più belle manifestazioni della natura, la misera fede di cui dispongono rinvigorisce ed un sincero grazie mi sale dal cuore.
La più bella esperienza di volo che fino ad oggi mi sia mai capitata porta la data di una domenica di maggio del 2001.

Quel giorno mi ero recato a volare in Valsugana la valle che da Trento arriva a Bassano, assieme a dei miei amici parapendisti. La giornata è molto buona e come quasi tutte le volte che volo fuori gara, non pianifico la meta a priori, ma parto e lascio che il volo inizi per conto suo. Solo verso quella che penso essere la metà della giornata, mi pongo un obiettivo un po’ più preciso e decido se è il caso di proseguire, e “perdersi” in qualche paesino mai visto, oppure provare a ritornare a casa.

Così decollo senza fretta verso le 13 e, “dopo un po’ ”, sono sul monte Serva a Belluno. Decido quindi di proseguire fino al monte Cavallo per poi provare a rientrare. Sulle montagne a sud di Belluno, non si passa molto spesso, ed inoltre ci sono dei bellissimi cumuli con base a circa 2600-2700 m.

Entro in ascendenza sulle pendici nord del Nevegal a circa 1800 m. Dopo pochi giri, all’incirca 200 m sotto, arriva un rapace di notevoli dimensioni.
Incomincia a salire… Lo tengo d’occhio, e visto che lui sale più velocemente, continuo a spostarmi alla ricerca dell’ascendenza migliore. Ma non c’è niente da fare: in breve tempo, è alla mia quota.

E’ un’aquila giovane, lo vedo dalle macchie bianche presenti sulle ali, e se non è due metri di apertura alare, non è comunque molto meno.

Fatto sta, che l’aquila rimane alla mia quota; mi passa a destra, poi a sinistra. Si mette davanti, poi dietro e ancora sotto e poi sopra. Mi sento un po’ sotto esame e continuo a muovere la testa per vedere cosa ha intenzione di fare. Sto ancora salendo, ma non è certo merito mio, perché emozionato da questa presenza, non bado a dove l’ascendenza vada.

Dopo qualche minuto, non saprei dire quanti, succede l’incredibile… L’aquila mi si affianca a destra e “tranquillamente”, si avvicina sempre più, rimanendo poco sotto la mia ala… Non posso crederci, continua ad avvicinarsi. E’ a quasi metà della mia semiala, neanche 2 metri sotto!

La sua maestosità, sicurezza e bellezza incutono in me un inimmaginabile meraviglia. Ho gli occhi lucidi, le mani che sudano freddo, i capelli mi si rizzano sotto il casco.
“Non puoi avvicinarti di più”, dico dentro me, come se lei potesse capirmi… “Invece sì”, deve aver pensato, perché continua ad avanzare.
Quando ormai, è a meno di 4 metri, sento di avere le braccia completamente estese, come nel tentativo di sollevarmi in posizione eretta, per allontanarmi da lei. Vedo i suoi occhi muoversi, scrutarmi…
Muove solo qualche piuma per controllare il suo volo.
No, non è possibile! Lei sta incalzando ancora! Meno di 4 metri, tre metri, sto trattenendo il fiato… Due metri!!!…
Come un lampo, l’idea di dovermi difendere, mi attraversa la mente…
Allo stesso tempo lei, compie una mezza rotazione su se stessa con le zampe protese verso me… sono praticamente impietrito! Ma… non è un attacco… vero!?
Infatti,  con la stessa rapidità con la quale aveva ruotato su se stessa, si raddrizza, torna in volo normale e tranquillamente si allontana.

Ricomincio a respirare… Compiamo ancora qualche giro, e dopo pochi istanti, tra le condense della base cumulo se ne va’. Plano quasi involontariamente sopra il lago di S. Croce in direzione del monte Cavallo. Mi ci vuole qualche minuto per riprendermi dall’emozione, guardo in giro alla sua ricerca, ma non c’è più.
L’emozione mi accompagnerà per tutto il volo, e mi risale viva come allora, quando oggi ci ripenso.

Se per volare avessi bisogno di una ragione, ora questa sarebbe la mia.
“…una volta che abbiate conosciuto il volo camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare…”   Leonardo da Vinci

Ciech Christian
campione del mondo di volo libero in deltaplano, Trento – ITA

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